29. I mortali – Cesare Pavese

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Che cosa fa Pavese, tutto a un tratto si mette a parlare di Nubi, Chimere e Centauri?

Di fronte a uno scrittore che fino a quel punto s’era dimostrato un fedele cronista, lo sbigottimento fu grande.

Eppure, siamo davvero sicuri che i Dialoghi con Leucò siano solo delle reinvenzioni mitiche, duelli dialogici fra personaggi rubati alle grandi narrazioni epiche?

Volendo riportare il valore essenziale di quest’opera pavesiana, potremmo dire che in essa l’autore si dà lo scopo (difficile giudicare se sia stato raggiunto o meno, e questo è ciò che rende maestoso lo sforzo) di raccontare I grandi risvegli cognitivi della storia dell’uomo (prendendo a modello la cultura greca).

E per risvegli cognitivi, dobbiamo considerare i fondamentali cambi di rotta che la cultura ha subito nella storia, rendendo l’uomo sempre più un’eccezione all’interno del panorama naturale. Pavese ci vuol cioè parlare di come l’uomo si sia sottratto alla natura, di come si sia chiamato fuori da quella cieca armonia universale.

Di che cosa si tratta?

Si tratta di discutere quali siano le modalità attraverso le quali l’uomo si sia mai approcciato alla realtà. In altre parole, in quali diversi rapporti con il mondo l’uomo si sia mai posto, per poterne prendere poi le distanza e infine per poterlo indagare. E non solo: per fare anche in modo che il mondo indaghi l’uomo, per fare in modo che il mondo possa attraversarlo.

Per comprendere al meglio di che cosa si stia parlando, è bene riportare la suddivisione temporale grazie alla quale la storia dell’uomo può essere scandita.

Secondo Pavese, vi sono grossomodo tre età dell’uomo: quella titanica (dei Titani), quella olimpica (degli Olimpici) e infine quella propriamente umana (dei Mortali).

I Titani li abbiamo già incontrati in qualità delle sette potenze planetarie. Come Pavese ben sa, le civiltà greche arcaiche vivevano in pieno accordo con le leggi di natura. Credevano che la sopravvivenza delle loro genti, il prosperare stesso dell’intera civiltà, dipendesse da uno stretto rapporto fra il ciclo vitale dell’uomo e i vari cicli celesti. L’uomo, per quanto già in grado di porre una distanza fra sé e lo sfondo naturale, era pur sempre incastrato nell’immutabilità del ripetersi delle stagioni. Questa è dunque l’età nella quale l’uomo può parlare alla nube, correre coi cavalli, farsi uno con le serpi. Tutti gli elementi di natura sono inevitabilmente incasellati in questo primordio di terra, alla quale il loro sangue ritorna ad ogni ciclo. L’uomo e la natura vivono in perfetta armonia.

In un certo qual modo, gli Olimpici emergono con il desiderio dell’uomo di prendere le distanze dalla natura. Deposto Crono, la dinastia di Zeus (signore degli Olimpici) prende  finalmente il sopravvento. E allora comprendiamo come questo strappo, questo desiderio di superare una realtà pre-razionale, costi in realtà assai cara all’uomo. Gli Olimpici si costruiscono un bel palazzo sul Monte, e per la prima volta mettono una distanza. Qui nasce il concetto di limite, di non-inferenza nelle cose che non riguardano i mortali, concetti dei quali abbiamo già parlato. Ma si verifica anche qualcosa d’altro. L’uomo si trova impossibilitato ad avere buon gioco sul proprio destino. Qualsiasi cosa sarà del mortale, essa cosa non è nelle sue mani. Gli déi hanno il potere di decidere il destino degli uomini.

E qui insomma inizia la vera lotta dell’uomo con se stesso. Questo desiderio di bucare il limite, di riappropriarsi della propria esistenza. Di essere appunto padrone del proprio senso.

E con questo si giunge all’età dell’Uomo.

[Per una lettura integrale, consiglio Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese, ET Scrittori, Einaudi.
Data la strutturazione dell’opera in brevi dialoghi, più avanti ne affronteremo dettagliatamente il contenuto.

Ho parlato delle sette potenze planetarie in questo articolo: Gli astri erranti – Eurinome

Ho parlato della deposizione di Crono in questo articolo: Osservatorio etimologico: Panico, Terrore e Angoscia

Ho parlato di limite in senso greco, per la prima volta in questo articolo: 22. Eritro – Isaac Asimov]

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